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Parrocchia
Invenzione
Santo Stefano Protomartire

Mombello Lago Maggiore
21014 Laveno Mombello - Va

Piazza S. Stefano 1

tel 0332/667805

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Parrocchia Riduci
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Descrizione parrocchia Riduci

Parrocchia Invenzione Santo Stefano Protomartire di MOMBELLO Lago Maggiore

Copia di CHIESA MOMBELLO.jpg

NB:  Questi cenni storici sono una prima raccolta di dati molto sintetica di un periodo particolare della nostra Chiesa Parrocchiale, ancora tutti da verificare con più rigore scientifico e storico. Ci aiuterà a capire meglio il nuovo libro che a giorni sarà stampato sulla storia di Mombello.


BREVI CENNI STORICI SULLA CHIESA PARROCCHIALE

La Chiesa parrocchiale di Mombello, dedicata all’Invenzione di S.Stefano Protomartire, risale al XVI secolo. L’esistenza di una chiesa dedicata a S.Stefano in Mombello è segnalata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero (XIII sec.). San Carlo ( Archivio Diocesano di Milano - Visite Pastorali) fece smembrare una chiesa preesistente con tre absidi che probabilmente aveva origini molto lontane, per allargare la Chiesa ormai troppo angusta, e ampliarla come ora la vediamo. E' testimonianza di questa ipotesi l'antico altare trovato sotto l'attuale in occasione dell'ultimo restauro (1968) dopo le note disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II. Questo altare è stato datato nel secolo XI-XII.
Secondo Luciano Besozzi i primi elementi certi relativi all’attuale chiesa parrocchiale risalirebbero addirittura alla fine del ‘400. Nel 1498 infatti un tale Marco Antonio Besozzi, di Casarico,  lasciò per disposizione testamentaria, una somma per edificare o riparare la chiesa parrocchiale dove erano stati sepolti i genitori.
Successivamente, altri membri della della famiglia Besozzi fecero legati a favore di opere di restauro della chiesa parrocchiale. Sembra pertanto evidente come le fortune della famiglia Besozzi contribuirono in modo considerevole alla fondazione di una chiesa. (Da fonti storiche risulta presente dalla fine del ‘400 in Mombello, probabilmente nella frazione Casarico,  una famiglia Besozzi di Besozzo . La costruzione di una chiesa o cappella in tale frazione sarebbe da interpretare come elemento che testimonia l’importanza della famiglia Besozzi.) Conseguentemente l’importanza della frazione Casarico andò sempre più aumentando, diventando ben presto il centro di Mombello.
Pur non conoscendo con esattezza la data esatta della fondazione della chiesa parrocchiale, è certa la sua esistenza nel 1547, risale infatti a tale anno un lascito di Caterina da Guenzate, moglie di Marco Antonio Besozzi, al fine di decorare una cappella, dedicata alla beata Maria Vergine e a San Gerolamo, costruita per sé e per i suoi eredi.
Esistono inoltre alcune ordinazioni che risalgono alla visita pastorale del 1574, con le quali si diedero precise disposizioni circa l’ampliamento e la sistemazione interna della chiesa, si hanno però fondate ragioni per ritenere che alle stesse non venne data attuazione.
Così recitavano:

BATTISTERO MOMBELLO.jpg ANGELO ORGANISTA.JPG

STEMMA PARROCCHIA MOMBELLO.jpg

  • Si proveda un battistero più concedente in forma rotonda con suo ciborio e lo si ponga nello spazio fra il campanile e la facciata della chiesa una volta ampliata la chiesa
  • Si aggrandisca l’altare di S.Caterina e si rinnovino le pitture dell’altare
  • Si restringa l’altare della Maddalena
  • Si amplii la chiesa per tutta la grandezza del portico e si faccia una cappella grande in testa alla chiesa larga dieci braccia e lunga dodici e vi si metta altare lasciando un po’ di coro dietro e uno spazio davanti e vicino a tale cappella si faccia la sacrestia
  • Si imbianchi tutta salvo dove è dipinta
  • La materia della chiesa di S.Nazaro si appichi alla fabbrica della cappella curata di Mombello

Se pertanto, in base alla documentazione rinvenuta si suppone che l’esistenza della chiesa parrocchiale di Mombello risalga alla prima metà del secolo XVI, nel secolo successivo sono state rinvenute notizie certe e datate su interventi artistici di ampliamento e abbellimento della chiesa stessa.
Nel 1640, durante la visita pastorale del Cardinale Monti, fu disposto il rinnovamento del tabernacolo, l’imbiancatura del tabernacolo, il rinnovamento della vasca e l’affresco con l’effige di Giovanni Battista. (N APM, Sez.I, cart 4,fasc. 15 e 16).
L’ampliamento della Chiesa risale al secolo XVII, nel Liber Chronicus del 1886 don Eugenio Besozzi, parlando del settimo parroco di Mombello, Gio Besozzi di Besozzo, lo presenta come un “vero S.Carlo di Mombello”perché ampliò la Chiesa e fabbricò la casa parrocchiale.
Da un documento non datato,ma databile presumibilmente alla seconda metà del XVII secolo, si rileva che la chiesa era lunga 44 braccia compreso il coro, e larga 18 ed aveva due altari, l’altar maggiore dedicato all’Invenzione di S.Stefano e l’altro, dedicato alla Beata Vergine del Rosario. (N APM, Sez.I, cart.18, fasc.17).
Sono databili ormai con certezza tra il 1610 e il 1612 gli affreschi che decorano l’abside, raffiguranti un concerto angelico, attribuiti al pittore Giovanni Battista Avvocati, milanese, autore anche di una pala d’altare e di alcuni affreschi che si trovano nel vicino eremo di S.Caterina del Sasso, nel Comune di Leggiuno.
Ancora ai Besozzi si deve un altro importante affresco, raffigurante la Madonna di Loreto. Matteo Besozzi, nel 1609, in punto di morte fece testamento, disponendo che si dovesse “accomodare in forma decente” la cappella posta tra la sagrestia e il campanile. Probabilmente allo stesso periodo risale l’affresco in cui lui stesso si fa ritrarre.
Sempre nel 1609 Camilla Besozzi Luvini lasciò un legato per far dipingere, entro un anno dalla sua morte, i misteri del rosario nella cappella della Chiesa di S.Stefano. Dell’effettiva esecuzione del lavoro ci documenta lo stesso pittore Alessandro Cavalari di Varallo Sesia che dichiara di aver ricevuto, nel 1625, 68 lire per l’esecuzione di tale lavoro.(N APM, SEZ.III, cart.1, fasc.29)
Il prof. Manzin, in un suo recente saggio, afferma che il complesso artistico dell’abside prosegue nell’area presbiteriale con l’altar maggiore, in legno dorato, in cui troviamo angioletti con il liuto e con trombe.

 

RILIEVO SANTO STEFANO.jpg

ABSIDE 2.JPG

Questo festante concerto angelico è stato minutamente e con critica artistica descritto in “Loci Travaliae IV – Maurizio Isabella – “ Al centro di una grande vela c’è la figura della vergine inserita in un coro di angeli, altri riquadri a stucco incorniciano singole figure di deliziosi putti musicanti. Sono rappresentati tutti gli strumenti allora in uso nelle chiese e nelle corti: due delicati duetti si aprono nella composizione centale e coinvolgono la voce di un putto cantore che, a sinistra, nei pressi dell’organo canta accompagnato dal liuto; dalla parte oposta, una viola sostiene il canto di un angioletto. Alla composizione descritta si contrappone un angelo suonatore di trombone, accanto è situata una suonatrice di viola; nelle altre vele e nella riquadrature si evidenziano, come unici richiami ai testi del vecchio testamento, re Davide, in atteggiamento ispirato, con l’arpa stretta tra le ginocchia, e Gedeone che, al suono delle trombe, fece crollare le mura della prima città nella Terra Promessa. Altri putti, nei riquadri, suonano flauti diritti e traversi, un riquadro rappresenta un trombettiere. Altri riquadri di notevole interesse iconografico sono quelli dell’angioletto che suona la bombarda, strumento ad ancia doppia, molto importante nella musica popolare e del suonatore di cornetto.
Ma il complesso artistico dell’area presbiteriale non si conclude in questo ciclo affrescato, continua nell’altar maggiore, in legno scolpito della Valcamonica, impreziosito da una piccola folla di angioletti in posizioni sciolte ed aggraziate con liuti e trombe. Pur in mancanza di dati certi sull’epoca, si può ipotizzare la realizzazione dell’altar maggiore, in pregiato stile barocco, in quegli  stessi anni o negli anni appena seguenti. Alla metà del secolo risalirebbero le spese per il tabernacolo: una nota di un indoratore di Pallanza risale al 1649, una nota spese dell’intagliatore Vincenzo Calozzo risale al 1653, è del 1657 la dichiarazione di Giacomo Rattizzi di voler rispettare il testamento del padre Pietro Antonio relativa al versamento alla Fabbriceria di una somma per indorare e perfezionare il tabernacolo. Sul primo registro dei matrimoni c’è l’annotazione che il 1° aprile 1953 un tale Paolo d’Intra, abitante in Milano, inizia a lavorare al tabernacolo in casa del parroco. ( N N Registro matrimoni n.1).
L’altar maggiore fu restaurato nel 1901 ad opera della ditta Vitali e Ciceri di Milano. Per eseguire il lavoro l’altare fu smontato ed il parroco di allora, don Eugenio Besozzi, incaricò il nipote, Ermanno Besozzi, di seguire tutte le operazioni in Milano. ( N APM, Sez.I, cart.6, fasc.20 e cart. 18, fasc.34)
Mentre l’altare smontato si trovava a Milano per il restauro “ si fa aprire una finestra a oriente per la luce, si posano mattonelle in cemento colorate e si trasporta la mensa dell’altar maggiore in avanti di settanta centimetri verso la balaustra per allargare il coro”. E’ documentata la spesa per il restauro: £.2.300, di cui 1.300 versate da un parrocchiano benestante e senza figli, un tale Giuseppe Ielmini di Somisso, frazione di Mombello.
Nello stesso anno (1901), in base ai suggerimenti emersi nel corso della visita pastorale del 1896 - il cardinal Riboldi, in una visita privata alla chiesa, ne aveva sconsigliata la vendita, suggerendone l’urgente riparazione - ,venne sostituito il simulacro vestito della Madonna con un altro di legno. La spesa per la statua, £.400 e per il relativo portorio per il trasporto in processione, £.500, furono completamente a carico delle consorelle. (N APM, Sez.I, cart.18, fasc.34).   
E’ datata 1° aprile 1748 una “ descrizione della chiesa parrocchiale di Mombello:

 

CHIESA ANTICA di MOMBELLO.bmp

“…è a una sola navata, larga 30 braccia e lunga circa 18, la volta è in ordine dorico. Il coro è largo 12 braccia e lungo 11, completamente decorato, separato dalla chiesa da gradini e balausta di marmo nero, illuminato da due finestre con vetrate. Il tabernacolo è proporzionato al coro, è a forma di tribuna, in legno dorato con “diverse figurine ed altri intagli”, ci sono due angeli laterali dorati e fra l’altare e il tabernacolo due gradini anch’essi intagliati e dorati. Per salire all’altare ci sono due gradini di marmo brocadello. Dalla parte dell’epistola c’e un presbiterio in noce, realizzato a sue spere da Domenico Farina, oblato e curato di Mombello. C’è poi una cappella laterale dedicata alla Beata Vergine del Rosario nella quale si trova una statua in gesso della Vergine, con Gesù Bambino in braccio, riposta in una nicchia chiusa da una vetrata e da una copertina in zendale cremisino. La cappella, che rappresenta i Misteri del rosario e altre pitture,  è ornata con stucco intrecciato ed è chiusa da una balaustra di marmo brocadello. Di frante alla stessa c’è un’altra cappella, dedicata a S.Giuseppe, in cui si trova un quadro raffigurante il Santo, realizzato, come tutte le altre pitture della cappella, a proprie spese, dal reverendo Francesco Morini. Anche la cappella di S. Giuseppe è ornata di stucco decorato e chiusa da una balaustra di marmo brocadello. Vicino alla porta della chiesa c’è una cappella dedicata a S.Antonio da Padova, con un quadro del Santo, fatto fare a proprie spese, come le pitture, dal curato Farina circa tredici anni prima (1735).

C’è poi un’altra cappella senza altare, perché non ancora perminata, in cui si trova il battistero “con avello di marmo di macchia vecchia col ciborio di legno fatto a tribuna intagliato sol suo moschetto di tela bianca e da una parte del muro di detta cappella vi è il quadro rappresentante S.to Gio Batta che battezza Gesù Cristo, ed ha i capelli di legno”. Vi sono due avelli per l’acqua santa, di marmo brocadello a forma ottagonale acquistati due anni prima. La descrizione prosegue con le campane, la sacrestia, in cui si segnala un vestano di noce, e con l’inventario di mobili e paramenti.”    

   

CHIESA ANTICA di MOMBELLO 2.BMP

 

Risale al 1782 la costruzione di un portico esterno, esistito fino al 1913, quando la chiesa venne ampliata.
Nel corso del XIX secolo la chiesa venne imbiancata internamente: risale al 1826 un “progetto per imbiancare la chiesa parrocchiale” nel quale, con molta precisione, furono stabiliti i colori delle parti stuccate e di quelle non stuccate, delle arcate, delle cornici e delle colonne delle cappelle, dei fregi e dello zoccolo. Nello stesso è stabilito che  “si dovranno levare le macchie di bianco che veggonsi nelle figure delle cappelle e chiesa, nettare e pulire con diligenza le dette figure, ossia immagini di santi, od altro. Si dovrà ugualmente lavare delicatamente, ossia nettare, e pulire tutte le figure del coro, nessuna eccettuata, e questa operazione deve essere eseguita colla massima cura e diligenza. (N APM, Sez I, cart.6, fasc.16).
Al 1891 risale un’annotazione del parroco relativa a lavori dallo stesso commissionati: “faccio dare una tinta ad una parte della volta della chiesa parrocchiale imitando l’esistente. Faccio fare lo zoccolo interno compreso quello dell’altare maggiore. Faccio inverniciare i due altari di S.Giuseppe e di S.Antonio e, fino all’altezza di un metro e mezzo faccio ritoccare le lesene tutte. Imbianco il portichetto”. (N APM, Sez.II, caart.5, fasc.13).
Al 1890 risale il restauro del campanile, al 1899 il rifacimento del tetto. La comunità di Mombello concorse sempre a sostenere queste spese.

(N APM, Sez.II, cart.5, fasc.14e15).

Allo stesso secolo risale un’altra opera di pregio presente nella chiesa parrocchiale: l’organo. In un’annotazione si legge che lo strumento, opera dei fratelli Pietro e Lorenzo Bernasconi di Varese, artisti famosi in Europa, il cui nome giunse addirittura in America,   venne posto in opera nel 1874. Il suo costo fu di 6000 franchi. La canonica fu invece realizzata dal falegname Turruani Giacomo, di Cittiglio, e costò 1000 lire italiane.
Il luogo dove fu posto l’organo, che in precedenza era adibito a granaio per la chiesa, fu innalzato ed adattato da bravo muratore di Mombello Giacomo Besozzi detto Badè, costò più di 400 franchi.
Tre anni prima il parroco aveva effettuato altri cambiamenti all’interno della chiesa, dallo stesso descritti in un’altra annotazione sul medesimo registro: “ho fatto spostare il pulpito che ora trovasi sull’uscio che entra in sagrestia dal mezzo della chiesa. Prima si andava nel campanile e di là si ascendeva sul pulpito attraversando per le donne con grande in convenienza. Al luogo dove era il pulpito feci porre il quadro di Maria Santissima e di S.Giuseppe che riposano donatomi dal signor Francesco Crivelli del Bostano”.
L’organo è stato oggetto di un recente restauro, in occasione del quale è stata realizzata una pubblicazione che mette in luce l’ottima costruzione dello strumento, le caratteristiche tecniche e musicologiche dello stesso, ed illustra le scelte operate in fase di restauro (N M.Manzin, M.Isabella, Quaderni d’organaria, problemi di conservazione e restauro. L’organo dei fratelli Bernasconi, 1874 di Mombello lago Maggiore. Restauro a cura della Bottega Organara Nell’Orto e Lanzini, Turris Editrice, 1997).

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Il ritrovamento del corpo di Santo Stefano Protomartire

 

La chiesa parrocchiale di Mombello è dedicata all’Invenzione di Santo Stefano Protomartire, ovvero al ritrovamento (dal latino invenio, che significa “trovare”) del corpo del santo, avvenuta nel 415. Secondo il racconto di Luciano, il prete che scoprì il luogo ove il santo era sepolto, fu Gamaliele, il maestro di San Paolo, apparsogli ripetutamente in sogno nel dicembre del 415, a suggerirgli il luogo esatto della sepoltura. Gamaliele rivelò a Luciano che i resti di Stefano si trovavano nei pressi del suo villaggio di Kéfar-Gamlà. Egli stesso li aveva deposti in un suo possedimento, dopo averli recuperati fra i rifiuti ove erano stati gettati, come avveniva di consuetudine nel caso di giustiziati per lapidazione. La traslazione del corpo a Gerusalemme avvenne il 26 dicembre 415. La relazione di Luciano narra dei grandiosi prodigi verificatisi in seguito al ritrovamento del corpo del santo, che contribuirono, insieme alla distribuzione delle reliquie in ogni parte del mondo cristiano, ad incrementare nel V secolo un culto già molto diffuso in precedenza. La festa del santo si celebra il 26 dicembre, data scelta non tanto in ricordo della traslazione a Gerusalemme o del giorno del martirio, ma piuttosto per solennizzare vicino alla festa del Natale i grandi santi che di Cristo erano stati i primi testimoni. Da Gerusalemme le reliquie del santo furono traslate a Costantinopoli e alla fine del VI secolo a Roma. Secoli più tardi la festa liturgica del ritrovamento del corpo fu fissata al 2-3 agosto (e soppressa nel 1961). (Biblioteca Sanctorum, 1968, Città Nuova Editrice, Roma, p. 1380-84).

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